Sandon Utensileria
1936-2018

Ferrramente Sandon, agosto 1936
Nell’agosto1936

La storia della Sandon Utensileria inizia nell’aprile del 1936 (i documenti rimasti indicano la data dell’11), quando i fratelli Luigi e Francesco (mio nonno), appena ventenni, con l’aiuto del padre Domenico, rilevano un negozio di ferramenta in via MacMahon 22 a Milano. Luigi lavorava già come commesso/venditore nel campo, mentre Francesco lavorava come operaio meccanico speciallizzato in una fabbrica di ottoni (gli strumenti musicali).

Purtroppo non sappiamo da quanto tempo quel negozio esistesse, e quindi quanto fosse antecedente l’attività. Ricordo solo che mio nonno Francesco parlasse degli “anziani proprietari” – anche se la percezione di “anziano” nel 1936 potesse essere un po’ diversa.

Luigi Sandon (1912-1956)
Luigi Sandon (1912-1956)

In quegli anni, come si vede nella foto a lato, i prodotti in vendita erano di diverso tipo. Sotto l’insegna “ferramenta” campeggiava già la dicitura “utensileria”, ma anche “ottoname”, e si vedono infatti in esposizione all’esterno e in vetrina secchi e innaffiatoi, pentole e bricchi, e quelle che sembrano piccole stufe o qualcosa del genere.

Il negozio era piuttosto piccolo, una sola luce, nella parte anteriore c’era l’area di vendita, nella parte posteriore una stanza adibita ad ufficio con una scrivania. Disponeva però di un magazzino nel cortile di dimensioni sufficienti per poter offrire un adeguato assortimento.

Nel giro di poco tempo l’attività si consolidò sulla vendita di viteria, bulloneria e utensileria per il mercato professionale, anche se fornelli e pentole appariranno in vetrina ancora per qualche tempo.

L’attività ebbe rapidamente un buon successo, e permise ai due fratelli di raggiungere un buon tenore di vita per l’epoca, e di acquistare le moto Guzzi delle quali erano molto orgogliosi.

Felice (sul manubrio), Francesco e Luigi Sandon sulle loro moto Guzzi, davanti alla Sandon Utensileria, luglio 1939
Da sinistra, sulle moto Guzzi, Felice (sul manubrio), Francesco e Luigi Sandon (luglio 1939)

Con lo scoppio della guerra arrivarono le prime vere difficoltà, anche se ovviamente le officine milanesi lavoravano a pieno regime per le necessità belliche. I bombardamenti che colpirono Milano non danneggiarono il negozio, ma colpirono la casa di Francesco che ebbe danni notevoli, e consigliò di sfollare le famiglie a Fino Mornasco, prima presso la cascina Peverelli della famiglia della madre (deceduta ancora giovane nel 1924), poi in una casa in affitto. Pare che nello stesso periodo anche parte del magazzino fosse stato portato e nascosto a Fino Mornasco, anche per evitare la confisca da parte dei tedeschi, e quello che era ancora possibile vendere era trasportato in moto a Milano per le consegne, per quelle officine che ancora riuscivano a lavorare. Luigi negli ultimi giorni della guerra partecipò alle operazioni partigiane che disarmarono le ultime truppe tedesche e repubblichine rimaste. Le notizie che ho sono frammentarie, perché mio padre Lanfranco allora era solo un bambino, e l’unico fratello vissuto a lungo, Fausto (scomparso centenario nel 2021), in quel periodo era militare in Africa, dove fu catturato dagli inglesi e sarebbe rientrato in Italia solo parecchi anni dopo.

Biglietto da visita "Luigi & Francesco Sandon", anni 1950
Biglietto da visita degli anni ’50.

Con la ricostruzione del dopoguerra l’attività ebbe un nuovo impulso, ma Luigi morì improvvisamente d’infarto nel 1956. Per Francesco furono momenti molto difficili, e l’attività rischiò di chiudere. Per fortuna grazie anche all’aiuto di alcuni buoni amici riuscì a superare quella difficile fase, ma incanutì ancora giovane.

In seguito, non avendo Luigi avuto figli, parte delle sue quote passarono agli altri due fratelli, Felice e Fausto. In quel periodo cominciarono a lavorare per la ditta anche il figlio di Francesco, Lanfranco, e il figlio di primo letto della moglie di Felice, Franco, ma chiamato da tutti Franchino.

Targetta per motore elettrico marchio "Sandon"
Targa motore elettrico

Con il boom economico degli anni ’60, l’attività ebbe di nuovo successo, e ci furono anche tentativi, meno fortunati, di diversificarla, ad esempio acquisendo una ditta di produzione di materiale elettrico industriale. Non diede però i risultati sperati e fu ceduta. Francesco aveva una certa passione per le novità tecnologiche, ricordo ad esempio mia nonna Aurelia che nei primi anni ’70 verificava i totali delle bolle di consegna e fatture usando una bellissima Olivetti Tetractys 24, ben prima che le calcolatrici elettroniche e poi i personal computer si diffondessero.

Alla fine degli anni ’60 il negozio al 22 ormai andava stretto. Oltretutto era in affitto, e il proprietario non era intenzionato a cederlo. Fu pertanto acquistato un negozio più grande sempre in via MacMahon, al 47, con magazzino sottostante, molto più pratico e comodo del precedente magazzino posto nel cortile.

Il negozio fu modernamente e accuratamente arredato dalla ditta S.U.S.T.A., che pubblicò le foto sulla sua rivista aziendale.

Dietro al bancone c’era un’area adibita ad ufficio, così come nel soppalco superiore. Il magazzino sottostante era direttamente accessibile tramite una scala subito dietro il bancone, e anche direttamente dal cortile. Altri magazzini/garage erano disponibili nel cortile. In quel periodo l’attività si dotò anche di due Autobianchi 500 Giardiniera per le consegne.

Il trasferimento e l’inaugurazione del nuovo negozio avvenne nel 1972. Quel periodo fu quello di massimo successo. Tra clienti grandi e piccoli si notavano diversi nomi noti anche al grande pubblico (ad esempio Rivarossi, Carlo Erba, Salice). Tra i clienti un po’ particolari ci fu il reparto corse dell’Alfa Romeo, successivamente impegnato anche in Formula 1. Ci sarebbe poi stato anche i laboratori del Politecnico di Milano.

Francesco Sandon (1913-1981) alla sua scrivania, Sandon Utensileria, anni 1970
Francesco Sandon (1913-1981) alla sua scrivania negli anni ’70

Uno dei settori nei quali si era specializzata l’attività in quegli anni era stata proprio quella di articoli per lo stampaggio – la creazione di stampi e le successive operazioni di stampa di articoli in plastica e metallo (pressofusione).

Nel via vai di clienti, capi officina e semplici fattorini, era possibile incontrare anche Gianluigi Bonelli, l’editore e creatore di Tex Willer, buon amico di Francesco, magari per incontrarsi più tardi al “bar di Ugo”, dall’altra parte della strada, dove Francesco passava per un aperitivo prima di tornare a casa, o per una partita a scopa con gli amici.

Lanfranco Sandon (1936-2018) ed io, inaugurazione negozio Sandon Utensileria via MacMahon 47, 1972
Mio padre Lanfranco (1938-2018) ed io, inaugurazione del negozio in via MacMahon 47, 1972

Il fatturato aveva raggiunto i 700 milioni di lire. Ma proprio in quegli anni il boom andava esaurendosi, le crisi e gli “autunni caldi” degli anni ’70 erano ormai alle porte, e avrebbero fatto sentire i loro effetti.

Il peggio, però, doveva ancora venire. Nel 1981 prima Felice, e poi Francesco, si ammalarono e morirono nel giro di pochi mesi, a marzo ed ottobre. Fu un duro colpo, in particolare la perdita di Francesco, che sin dalla morte del fratello Luigi era stato il motore dell’azienda.

Le redini dell’attività saranno prese in mano dal figlio Lanfranco, con l’aiuto di Fausto, l’ultimo fratello rimasto, e del “cugino” Franchino. In seguito si sarebbero aggiunti, per alcuni anni, una delle figlie di Fausto, Enrica (che si sarebbe occupata della contabilità), e il cognato di Lanfranco.

Lanfranco riuscì a mantenere la ditta a galla, ma gli anni ’80 e ’90 non furono facili. Il panorama industriale milanese stava rapidamente cambiando, e la concorrenza asiatica si affacciava sempre più pericolosa. Alcuni settori – si pensi ad esempio ai giocattoli in plastica e metallo pressofuso, nomi storici come Rivarossi, BBurago, Polistil e altri – soccombettero in quegli anni alla concorrenza asiatica e anche al cambiamento dei gusti del pubblico, spesso trascinando con sé parte dell’indotto, non raramente parte della produzione era fatta all’esterno da piccole officine.

Le crisi finanziare degli anni ’90, la cessione, la chiusura (si pensi all’Alfa Romeo) e lo spostamento di molte attività produttive altrove, se non all’estero, e la trasformazione di Milano da capitale industriale a capitale finanziaria contribuirono a rendere il settore molto più difficile.

Scaffali in legno con viteria Whitworth, magazzino Sandon Utensileria via MacMahon 47, agosto 2018
“Il regno dei bulloni in pollici” gli scaffali con la viteria Whitworth, 2018

In quegli anni la denominazione sociale cambiò da “Sandon Utensileria di Luigi e Francesco Sandon” in “Sandon Utensileria di Sandon Fausto & C. snc”, benché Lanfranco possedesse la maggioranza della società fu deciso che apparisse il nome dell’ultimo dei fratelli di suo padre. Nello stesso periodo Franchino chiese di farsi liquidare per dedicarsi a tutt’altro, e lasciò la ditta.

Ci fu un ulteriore colpo inflitto da una banda di ladri che svaligiò il negozio, rubando molto materiale di valore, agendo indisturbata durante un weekend, senza che gli inquilini del palazzo si accorgessero di nulla.

A Milano e nell’hinterland rimase comunque un forte tessuto industriale, magari fatto di aziende medie e piccole ma eccellenze nel loro settore, e Sandon Utensileria si reinventò come fornitore specializzato di molti articoli altrimenti più difficili da reperire, ad esempio la fornitura di viteria inox o in pollici (fino ad essere definiti in un forum di motociclisti “il regno dei bulloni in pollici”), e la possibilità di fornire una vasta gamma di utensileria speciale su richiesta.

Con il passare degli anni però, con l’invecchiare dei proprietari – rimasti ormai soli a gestire l’attività – e il mancato ricambio generazionale (come potete capire da questo sito anch’io mi sono dedicato ad un settore molto diverso) la dimensione dell’attività si era ridotta rispetto agli anni precedenti, rimanendo comunque un punto di riferimento per diverse officine e artigiani che necessitavano di articoli speciali, e anche per i restauratori e gli appassionati di meccanica alla ricerca di articoli altrimenti quasi introvabili, grazie al magazzino che raccoglieva ottanta anni di viteria e bulloneria, e alla vasta esperienza e rete di contatti.

Il negozio non ha mai avuto il riconoscimento di “bottega storica”, perché le norme sono molto restrittive (ad esempio la conservazione dell’arredo originale), e sfavoriscono le attività in settori che cambiano molto nel tempo. Il negozio comunque era cambiato pochissimo dagli anni ’70, e la tecnologia del XXI secolo non era presente. Ultimamente, entrarvi era un po’ un piccolo tuffo nel passato. Al contrario di Francesco, Lanfranco e Fausto erano molto conservatori, e i miei tentativi di far entrare l’attività nell’era digitale non ebbero successo, tranne qualche piccola concessione in contabilità.

Nel 2018 mio padre Lanfranco aveva ormai ottant’anni, e suo zio Fausto novantotto, eppure continuavano ad aprire il negozio ogni mattina, anche se con orari ridotti. Purtroppo mio padre morì a maggio di quell’anno, dopo una breve malattia. Aveva chiuso il negozio venerdì 25, pronto a riaprirlo il lunedì successivo. Non fu possibile.


Galleria immagini

Per chi fosse interessato, l’intero contenuto del magazzino è stato acquistato dalla BVM srl di Modena.

Link esterni

L’anziano che girava i bulloni del mondo (Ugo Moscato, La Repubblica)